All’Ipsia di Monza il professor Nappo e i suoi allievi hanno creato un canale televisivo. Questa esperienza è l’occasione per commentare in studio, col professor Roberto Maragliano e i ragazzi di FuoriClasse, la valenza didattica del progetto e ripensare contenuti e metodi di insegnamento e apprendimento...


Dal corso di telecomunicazioni alla televisione di servizio
All’Ipsia di Monza si adotta un particolare metodo didattico: partire dalla pratica per inserire concetti teorici solo in un secondo momento.
In questa prospettiva nasce Teleispia, un canale televisivo interamente prodotto dagli studenti, in ogni tappa, dai segnali ai contenuti.
Teleipsia nasce all'inizio come la parte tecnica del programma del corso: insegnare agli studenti di telecomunicazione a studiare non solo ricevitori, ma anche i trasmettitori.

In seguito ad un colloquio col dirigente scolastico, l’esperienza del corso ha cominciato a prendere una forma ”televisiva”. Il prof. Nappo e i suoi studenti hanno raccolto tutto il materiale necessario per creare un vero e proprio studio televisivo: banchi, calcolatori, software, trasmettitore, cavi, antenna...

E dalla sempre più ricca ed efficace manipolazione tecnica si è pensato di cominciare ad usare materiale e competenze per creare una vera e propria televisione, comprensiva di contenuti.
I ragazzi lavorano in modo diretto e attivo, e curano i pezzi dall’inizio alla fine: scelgono l’argomento, scrivono i testi, intervistano, girano, montano, creano servizi e tg.

Per il futuro, i protagonisti di Teleispia desiderano un diverso posizionamento per coprire una zona più ampia, allargare il palinsensto con la collaborazione di altre scuole e divenire una televisione di servizio a tutti gli effetti, per le scuole e il territorio.

Teleipsia come Telebiella?
Nel 1971, a Biella, Giuseppe Sacchi, ex regista Rai, dà vita alla prima stazione televisiva privata: Telebiella. Ma il 1° giugno del 1973 il ministero delle poste e telecomunicazioni ne decreta l’immediato smantellamento.
Telebiella non ci sta e si appella alla Corte costituzionale, al tribunale della libertà, al tribunale europeo di Lussemburgo. Un anno dopo Telebiella riprende a trasmettere, per finire poi schiacciata dalla crescita delle tv private a partire dalla liberalizzazione del 1976.
Teleipsia per sopravvivere, dovrà fare la stessa lotta di Telebiella?
Secondo il prof. Roberto Maragliano la situazione oggi è completamente cambiata. Ciascun media non va mai pensato come isolato dagli altri media: la televisione oggi non vive in isolamento, ma vive all’interno di un sistema, il sistema dei media. L’appartenenza a questo sistema ne determina in parte anche sorti e caratteristiche: la Rete , che fa parte del sistema, fa da cornice alla televisione, e consente di superare qualunque tipo di ostacolo, in termini di produzione e di contenuti erogati. La tecnologia e l’uso sociale della tecnologia si autoregolano, sono più avanti rispetto alla normativa che invece non è più del tutto in grado di armonizzare questo mondo complesso e in rapidissima evoluzione.

La televisione, tra globale e locale
Attorno al tema del significato di una televisione locale nell’era della globalizzazione, si anima un vivo scambio di opinioni.
Flavio, uno dei ragazzi di FuoriClasse, sottolinea la valenza di un progetto come quello di Teleipsia, proprio oggi, nell’era delle grandi telecomunicazioni: un tale progetto rende tutto più familiare e meno globalizzato.
È d’accordo Giovanni Anversa, che ha dedicato una puntata ad una televisione realizzata dai condomini di un grattacelo di Bologna, Teletorre: è proprio quando ci si proietta in una dimensione planetaria globale che c’è bisogno di riportare la comunicazione nel piccolo, nel quotidiano.
Anche secondo il prof. Maragliano, per fortuna, queste esperienze fioriscono sempre di più. Questo grazie anche al fatto che la tecnologia, compresa quella televisiva, si sta via via alleggerendo: diventa sempre più facile da gestire e diventa sempre più facile gestire comunicazione. L’integrazione dei mezzi favorisce l’acquisizione di tecniche e aumenta la possibilità e la capacità di comunicare, localmente, a tutti.

Lavorare in televisione: su quali competenze puntare?
La flessibilità, è questa la competenza fondamentale da sviluppare secondo Maragliano, per riuscire a collocare i propri contenuti in un contesto che prevede molte modalità di trasmissione della conoscenza. La televisione si sta progressivamente alleggerendosi, in quanto all’interno di un sistema e accanto ad altri mezzi di uso più diretto. Ma se la televisione si alleggerisce, si complica invece la preparazione tecnica: bisogna saper fronteggiare numerosi problemi con numerose competenze.
Secondo Giovanni Anversa, anche fare in modo diretto la televisione, come accade ai ragazzi dell’Ipsia di Monza, aiuta ad accrescere le competenze: è possibile comprendere cosa vuol dire governare la comunicazione e fare delle scelte, non solo da un punto di vista tecnico.


Per approfondire

 

·  Teleipsia

·  Ipsia di Monza

·  Telestreet, dettagliata pagina di Wikipedia con notizie storiche, bibliografia e sitografia

·  Sito ufficiale del movimento delle Telestreet

·  Pagina di Wikipedia dedicata alla storia della televisione

·  Pagina di Wikipedia dedicata alla IP tv

·  TeleBiella

·  Pagina di Wikipedia dedicata alla televisione digitale

·  Parlare le immagini, di Roberto Maragliano